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Un luogo comune sugli architetti, vuole che realizzino spazi belli ma poco pratici, difficili da tener in ordine come quelli sulle copertine delle riviste.
Eccezion fatta per i progetti nati per esigenze di rappresentanza, ricerca e volutamente “svuotati” sino all’osso, voglio spezzare una lancia in favore della volontà di depurarsi degli orpelli.

Su questo argomento la giapponese Marie Kondo ne ha fatto la sua fortuna. Sembra un po’ matta, ma in effetti è molto persuasiva e, se commisurate, le sue lezioni sono molto utili.

Anche io come Marie Kondo, come tutti?, sono stata una persona disordinata, ma che in realtà ama l’ordine. Negli anni ho trovato il modo di resistere a questa mia tendenza, che molto banalmente si risolve assottigliando all’essenziale la quantità di oggetti presenti in casa, in modo da non essere dipendenti dal dovere sempre pulire/riordinare.

Perchè? È facile concordare che:

  • la presenza di oggetti ben riusciti restituisce buon umore: quello che piace, che è bello e assolve bene la propria funzione, restituisce armonia e serenità. Di conseguenza occorre circondarsi di oggetti che siano in aderenza con la propria persona e buttare/donare il resto.
  • un ambiente povero di oggetti e ben organizzato permette maggiore concentrazione e immediatezza visiva. È più riposante, funzionale, permette di valorizzare rivestimenti, forme e colori della casa – come se fosse stato eliminato un rumore di fondo. permette di recuperare spazi mal utilizzati, riduce i tempi di pulizia.
  • rendersi conto di quanti oggetti compriamo, senza averne veramente bisogno, è una piccola lezione che diamo a noi stessi contro gli sprechi quando iniziamo a liberarci di tutto il non-necessario.
Gio Ponti - Casa Ponti in via Dezza, 1956
Gio Ponti – Casa Ponti in via Dezza, 1956
© Gio Ponti Archives

Mettere a fuoco gli oggetti intorno a noi, fare spazio, è una di quelle cose che facciamo in automatico, senza una vera e propria intenzione.
In una maniera più incisiva e radicale, un architetto organizza gli spazi del quotidiano, fa un’operazione di semplificazione e pulizia mettendosi nei panni del cliente. Immagina i suoi movimenti e restituisce delle soluzioni, tecniche ed estetiche.

Un esempio pratico. Quella che segue è la foto di un bagno prima della ristrutturazione che ho seguito (nell’elenco lavori: casa BVM).

bagno prima della ristrutturazione, casa BVM – 2018
© Virginia Lorello

2,2 mq: un bagno per gli ospiti, che prova a essere un ripostiglio con una scarpiera molto piccola – di fronte ai sanitari, su cui vengono accatastate altre scatole per scarpe.

I clienti tenevano in ordine il bagno, tuttavia l’impostazione degli arredi e dei sanitari inevitabilmente metteva alla vista diversi oggetti da pulire/ordinare/spolverare settimanalmente.
Colori discordanti, luci non ben studiate (freddo/caldo insieme), sanitari immediatamente visibili all’apertura, restituiscono un senso di disordine.

Il progetto non ha previsto l’allargamento dell’attuale metratura del bagno, nè ha imposto l’eliminazione di tutti gli effetti personali. Ma li riorganizza.

progetto del bagno, casa BVM – 2019
© Virginia Lorello

Sebbene a una prima occhiata il bagno sembrasse fin troppo piccolo per organizzarlo in altro modo, studiando ogni ingombro al centimetro, è stato possibile spostare sulla parete opposta i sanitari e organizzare un’armadiatura molto capiente sul lato opposto.
Con gli stessi mq, è stato possibile ottenere un piano lavabo più grande, un’armadiatura più grande della scarpiera precedente e tutti gli effetti personali a portata di mano ma non a vista.

Se ben organizzato, nessuno spazio è mai piccolo o inutilizzabile.



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