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Sui materiali di arredo c’è una gran confusione in cui è facile incappare. Vi sono diversissimi metodi per realizzare un arredo e gli abbinamenti sono tantissimi anche all’interno di un marchio, figuriamoci poi a livello artigianale.

A volte proviamo a leggere schede tecniche, ma in fin dei conti non sappiamo cosa compriamo. Ci affidiamo alla reputazione del brand, credendo che se la cucina costerà quanto una macchina, ci darà indietro legno massello ovunque. Purtroppo non è così.
Per capirci qualcosa, facciamo quindi un salto indietro, e studiamoci quali sono le componenti più ricorrenti per l’arredo. Non mi dilungherò sui metodi di realizzazione, tipi di colle e additivi eccetera: sia per ragioni di sintesi (il mio obiettivo è darvi la casistica di opzioni presenti sul mercato), due perchè comunque molto spesso queste stesse sono soggette a mille cambiamenti.

composizione del pannello

Semplificando: l’elemento base di un arredo è il pannello. Un pannello è composto da:

  • un’anima centrale – che è la parte resistente, la struttura (A)
  • una finitura di rivestimento – che protegge e abbellisce il pannello, anche ai lati (B e C)

A) l’anima del pannello

La parte più interna del pannello è la parte generalmente più spessa, che funge da parte resistente-strutturale. Continuando sempre a generalizzare – chiedo venia ma è un mondo estremamente vasto e occorre semplificare un minimo – i più utilizzati nel campo dell’arredo sono i seguenti:

Nel campo del legname:

  1. il truciolare: letteralmente composto da trucioli, ovvero scarti di legno pressati e incollati fra loro. Comunissimo, l’abbiamo tutti nelle nostre case e balza subito all’occhio per il tipo di trama. È il materiale più economico di tutti, ma non va sottovalutato: se ben calibrato negli spessori e se la sua composizione non è delle peggiori, in realtà ha molta resistenza! I problemi nascono ovviamente quando ha bassi spessori e pessime materie prime.
  2. l’osb: sempre nella famiglia dei truciolari, si tratta sempre di scarti di legno pressati e incollati fra loro, ma con la peculiarità di presentare delle scaglie grandi qualche centimetro, quindi ben visibili, orientate tutte nello stesso senso. Ha una sua estetica molto particolare e in alcune installazioni infatti viene lasciato a “nudo”, nonostante la natura povera [vedi il Workshop desk]. Lo si vede spesso come tavola di cantiere e recinzione, data la sua alta resistenza.
  3. l’mdf: sigla per medium density fibreboard. Fibre di legno pressate insieme a colle e/o resine. Anch’esso facile da riconoscere perchè molto compatto alla vista, uniforme nel colore e con un leggero effetto puntinato. Data la sua compattezza permette, rispetto al truciolare e l’osb, di essere scavato/lavorato/laccato meglio, perchè meno incline a spezzarsi e a presentare irregolarità. Si deforma difficilmente e non è amato dagli insetti.
  4. compensato: simile all’mdf. Cambia solamente la composizione, invece di essere composto da fibre, il compensato è composto da fogli di legno.
  5. il multistrato: evoluzione del compensato, e gradevole anche alla vista. Facile da riconoscere per l’effetto rigato, originato da 5 o più strati di fogli di legno pressato.
  6. il listellare: come dice la parola stessa, listelli di essenze (legni) diversi, accostati fra loro. Solitamente pioppo e abete, i meno cari in circolazione. Si riconosce perchè è evidente l’affiancamento di un tot di elementi in legno, di diverso colore e venatura. Anch’esso molto lavorabile e, dato che troviamo dei legni veri e propri – e non un impasto di scarti – a livello di “parte nobile” è un gradino sopra gli elementi di prima.
  7. legno massello: il legno che tutti conosciamo. Ricavato direttamente dalla parte più antica del tronco di un albero, e composto solo da questi, senza altri scarti, elementi, colle che lo contamino. Da un’unica pianta, un pezzo unico.
  8. legno massiccio: simile al massello, ma si utilizza tutto del tronco (non si butta via niente!) fino alla corteccia.

Abbracciando altri materiali, ritroviamo:

  1. nido d’ape/ondulato: in cartone pressato o in alluminio, facilissimi da riconoscere perchè ripetono una trama geometrica che lascia spazio a dei vuoti ben definiti come appunto il nido d’ape o effetti ondulati.
  2. nuovi materiali tecnologici: qualcuno avrà sentito parlare di Corian, Fenix, Staron (vedi il progetto Tom Vac Sink) e così via. Sono pannelli realizzati in laboratorio, secondo composizioni ben specifiche, che potrebbero includere materiali acrilici, resine, minerali eccetera. Ogni marchio studia una specifica composizione, ma il risultato è simile: sono superfici artificiali, molto performanti (antibatteriche, resistenti al calore e così via), con possibilità progettuali quasi infinite (curvabili, deformabili, traslucenti, semi trasparenti eccetera) e che non hanno bisogno di essere rivestite. Li vediamo infatti sempre più in uso per piani cucina, bagni, installazioni, rivestimenti navali ed ospedalieri.
  3. pietre ricomposte: polvere di pietra, scaglie ricompattate, miste a resina o meno e trattate per avere prestazioni simili ai materiali di sopra. Partendo dal materiale organico delle pietre, vanno lavorate come quest’ultime, senza effetti plastici, ondulati eccetera. Possono avere effetti puntinati o simil-marmo eccetera.
  4. il vuoto: parliamo di elementi realizzati in metallo o plastica, che – dovendo garantire una certa leggerezza – non risultano pieni di materiale ma con un vuoto interno. Per cui il materiale viene estruso/piegato/stampato/pressato ecc. lasciando internamente uno spazio vuoto. Pensate un po’ alle gambe delle sedie in metallo.
  5. materiali classici come vetro, marmi, pietre, ceramiche: direi che non hanno bisogno di presentazioni. Solitamente non vengono mai rivestiti e sono sempre ben in vista, facili da riconoscere.

B) rivestimento e finiture

Soprattutto nel campo delle finiture le possibilità subiscono un’impennata pazzesca verso l’incalcolabile. È davvero facile trovare di tutto, e senza spingersi troppo lontano. Andiamo ai classici:

  1. fogli in laminato plastico (ex formica), fogli melaminici ecc.: essenzilamente una finitura plastica, originata da diverse composizioni/trattamenti in modo da permettere ottima resistenza alle macchie, all’abrasione, facile da pulire e così via.
  2. laminati figli di nuove nanotecnologie: Fenix, Polaris di Abet… nel mercato sono sempre più presenti questi nuovi ritrovati, simili a quelli menzionati prima ma nati da ricerche sofisticate che garantisticono prestazioni molto al di sopra dei classici rivestimenti: anti-impronta, anti-graffio, antibatterici, autorigeneranti, caldi e morbidi-lisci al tatto e così via. Infatti, anche se plastici, costano in realtà abbastanza.
  3. laccatura: una verniciatura realizzata a spruzzo in appositi laboratori, dando un effetto finale molto omogeneo (a differenza della più rustica verniciatura a pennello). Il risultato finale può essere liscio, goffrato opaco, lucido, semilucido. Il pannello generalmente oggetto di verniciatura è l’mdf, data la sua omogeneità che non lascia discontinuità o imperfezioni.
  4. tranciati: un foglio in vera essenza di legno con venatura ben visibile e continua. L’operazione di rivestimento di un pannello (solitamente mdf) con dei tranciati di essenza si chiama impiallacciatura. L’applicazione di questo foglio nobilita il pannello, dando l’impressione che sia costituito da intero massello.
  5. decapatura: possibile solo su masselli, consente di rimuovere le finiture superficiali per portare a vivo lo strato naturale del legno.

    A questi metodi più classici si aggiungono anche alcuni nuovi mix, in modo da dare aspetti estetici nuovi ed interessanti, nonchè consistenze tattili differenti:
  6. grès
  7. pietre e marmi, o ricompattati di pietre e marmi
  8. vetro retroverniciato
  9. pelle e simil-pelle, ecopelle ecc.
  10. tessuti innovativi, elastici, in gomma ecc.
  11. lamine metalliche o pannelli plastici ricoperti da un sottilissimo strato metallico
    e così via… Qualsiasi cosa vi venga in mente, sicuramente è stato pensato da qualcuno come finitura finale di un pannello.

C) i bordi

Ci siamo quasi, avere appreso quasi tutte le informazioni più importanti. Ultima caratteristica di cui tener conto, sono i bordi. Quando infatti un pannello è realizzato con un interno poco gradevole alla vista (anima in truciolare, mdf, nido d’ape ecc.) o delicato, è doveroso proteggerne ogni lato, non solo le due facce principali. Questo processo si chiama: bordatura. Prendete tutti i rivestimenti di cui sopra, e considerateli applicati ai bordi. Le uniche due informazioni aggiuntive che vi possono servire sono:

  • nel caso di pannelli rivestiti con laminati plastici: il bordo in laminato plastico ha un dato spessore. Per cui la congiunzione fra due fogli è molto visibile, creando un’interruzione estetica. Un bordo scuro, o chiaro o arrotondato.
  • nel caso di pannelli laccati: la laccatura riesce a rivestire totalmente tutto l’intero pannello, anche i bordi, senza segni di discontinuità.
  • nel caso di pannelli rivestiti con tranciati: il foglio di tranciato è così sottile, che l’incontro dei due lungo un bordo, è quasi invisibile

Legno massello e massiccio, e nuovi pannelli tecnologici generalmente non richiedono un rivestimento, a meno che non sia previsto per ragioni di progetto/estetiche.

I pannelli risultanti

  • tamburati o pannelli sandwich: hanno un’anima con struttura in nido d’ape (1-5) e sono finiti con pannelli in mdf rivestiti a loro volta dai laminati plastici o da tranciati in legno. Dove li troviamo? Soprattutto nelle porte.
  • nobilitati: hanno un’anima in truciolare e sono rivestiti da fogli plastici. Li troviamo ovunque, vedi Ikea sotto.
  • laminati: termine iper-generico, usato anche per i casi più diversi. Generalmente comunque identifica pannelli in mdf o truciolare, rivestiti in materiali plastici. Lo si usa anche per indicare infatti anche il parquet in finto legno.
  • bilaminati: altro termine che porta facilmente in errore, perchè anche qui si indicano cose diverse sotto lo stesso nome. Generalmente si intende intanto un prodotto migliore del laminato. Spesso è costituito da un pannello con anima in multistrato e rivestimento in foglio plastico. A volte si indica un mdf con un rivestimento plastico di maggior spessore/qualità.
  • paniforti: hanno un’anima in listellare, con un rivestimento in mdf. Sono sempre meno utilizzati nel campo dell’arredamento, in quanto meno competitivi.

Alcuni nomi di pannelli, nascono dalla combinazione di un certo tipo di anima (A) con un certo tipo di rivestimento (B+C). Dato che, come avrete compreso, le tipologie di combinazioni sono infinite, a mio parere è molto più utile ricordare le informazioni di prima, perchè con questi c’è tanta, tantissima confusione.

sapere per comprendere

Questo articolo è originariamente nato in realtà per fare da spalla a un altro tema molto importante: comprendere che tipologie di arredo stiamo acquistando. Diventare consapevoli, senza che le schede tecniche ci risultino arabo e non sappiamo in realtà cosa abbiamo in mano. Per proseguire il discorso in questo senso, vi suggerisco quindi la sua naturale prosecuzione: come sono fatti gli arredi dei marchi più famosi?


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